01/06/2010
Da principio
Spinello, povero lui, si struggeva di rabbia e faceva ridere madonna
Fiordalisa. La bella fanciulla aveva capito istintivamente che quello
era l'unico modo di consolarlo. Sembra a tutta prima che debba essere
l'opposto. Ma voi sapete, lettori umanissimi, che c' riso e riso.
Quello di una bella bocca, per esempio, fa l'effetto di un raggio di
sole agli occhi, combinato con un effluvio odoroso alle nari e con un
suono piacevole all'orecchio. Pensateci, e vedrete che ho ragione io,
cio, no, che aveva ragione madonna Fiordalisa a sorridere.
La fanciulla, del resto, non si annoiava punto di stare in quel modo,
per cinque o sei ore al giorno, seduta davanti a Spinello. Da
principio arrossiva, vedendosi guardare con tanta attenzione, e via,
diciamo le cose come stanno, anche con tanto desiderio. Ma la
consuetudine aveva portati i suoi frutti. Non era necessario che
Spinello la guardasse a quel modo? Si sa, un ritratto non un'impresa
da nulla; complesso di linee, impasto di colori, luci ed ombre
collocate al loro posto, non sono cose che si possano improvvisare;
necessario tener conto di tutto, e perci bisogna vedere, notare
diligentemente ogni cosa, spesso anche tornarci su cinque o sei volte.
E quando le sei non bastano, Dio buono, ci vuol pazienza, arrivare
anche alle dodici.
Inoltre, ci sono di certe minuzie, che vogliono esse sole un tempo
assai lungo, e perfino un'intiera seduta; specie se il pittore
diligente e se ha la consuetudine di rimanere incantato davanti alla
bellezza.
Pure, con tanta diligenza, con tanto desiderio di far bene, non
riescire che ad un'opera mediocre, era doloroso, e il povero Spinello
ne aveva un profondo rammarico.
--Ci dev'essere una mala!--diceva egli a mastro Jacopo, che si
sforzava di consolarlo.--O sulla tavola, o nei pennelli, o nella mia
mano, o in qualche altra parte di me, ci dev'esser una malia. Vedete,
maestro? Non mi vien fatto di cogliere certi piccoli rapporti tra
l'ovale del mento e il tondo della guancia. Infatti, qui sbagliato
il contorno; non c' che dire, sbagliato. L'ho gi rifatto una
ventina di volte. Quell'altra piegolina impercettibile tra il naso e
la guancia! Non l'ho mica saputa indovinare. E l'espressione
dell'occhio, Dio buono! E la bocca! Vedete come mi riesce stentata.
--Gi, vorresti che parlasse;--not mastro Jacopo.
--Almeno che ci avesse un po' di moto;--rispose Spinello.--Qui m'
venuta dura, che una pena a vederla.
--Ragazzo mio, te l'ho gi detto, ti tormenti per trovar l'ottimo, e
il buono ti sfugge. Daresti tu ragione a Parri della Quercia?
--A Parri! Che c'entra Parri, nel mio ritratto?
--S,--ripigli mastro Jacopo,--rammento una disputa curiosa che
avvenuta tra i miei riveriti scolari. Parri della Quercia sosteneva
che il ritratto della mia figliuola era un'impresa difficile, anzi
addirittura impossibile, perch Fiordalisa ci ha un'aria mutevole.
Intendeva dire che il suo viso muta aspetto ed espressione ad ogni
tratto. E Tuccio di Credi, quell'altro sapientone, soggiungeva che il
guaio era tutto nelle parti mobili del viso. Secondo lui, le parti
mobili del viso sono gli occhi e le labbra.
--Eh,--disse Spinello,--potrebbe aver ragione Tuccio di Credi.
--Un altro che perde la testa!--esclam mastro Jacopo.--Forse non li
abbiamo tutti, quanti siamo, gli occhi e le labbra? E in che dovrebbe
esser difficile di indovinare le parti mobili di un volto, e facile di
indovinar quelle di un altro?
--Scusate, maestro, ma mi pare d'intenderlo;--replic Spinello.--Per
cogliere la somiglianza d'un volto, ho il pi delle volte un aiuto
nelle fattezze risentite, nelle prominenze pi forti, nella barba,
secondo che piantata, nelle basette che nascondono il labbro, e via
discorrendo. Un volto di donna pi difficile a ritrarre, e tanto pi
difficile quanto pi s'ingentiliscono i lineamenti, quanto pi son
delicati i trapassi da una parte ad un'altra. E allora, se voi
aggiungete che gli occhi e le labbra, che sono tanta parte del viso,
mutano spesso di espressione....
--Vedete che sciocco son io!--grid mastro Jacopo, interrompendo la
cicalata del suo discepolo.--Non credo alle alchimie di Tuccio e di
Parri, e le tiro in ballo, io, per appiccicare a Spinello la malattia
de' suoi compagni. I quali, in fede mia, non sanno nulla di nulla e
parlano a vanvera da quei gaglioffi che sono. Perch, vedi, ragazzo
mio, l'arte si guaster, quando verranno fuori i chiappanuvoli con le
loro dottrine. Ti dico che la quistione di lavorare e non d'altro,
di lavorar sempre e di lasciare che i fannulloni cantino. Copiare e
immaginare, immaginare e copiare, ecco il punto. Una cosa non ti vien
fatta alla bella prima? Si prova da capo; verr alla seconda volta, o
alla terza. Non verr neanche alla dodicesima? Pazienza; sar per la
ventiquattresima. Ritieni in mente questo, che manda a rotoli tutte le
dottrine dei fuggifatica; sempre un errore di veduta, quello che
guasta il lavoro e ti fa perdere il tempo nelle rabberciature. Che ti
serve ritornare col pennello su questa parte e su quella, se il
disegno squilibrato da bel principio? Rifai di sana pianta, e sar
molto meglio.--
16:20 Scritto da: causaco | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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