01/06/2010
Da principio
Spinello, povero lui, si struggeva di rabbia e faceva ridere madonna
Fiordalisa. La bella fanciulla aveva capito istintivamente che quello
era l'unico modo di consolarlo. Sembra a tutta prima che debba essere
l'opposto. Ma voi sapete, lettori umanissimi, che c' riso e riso.
Quello di una bella bocca, per esempio, fa l'effetto di un raggio di
sole agli occhi, combinato con un effluvio odoroso alle nari e con un
suono piacevole all'orecchio. Pensateci, e vedrete che ho ragione io,
cio, no, che aveva ragione madonna Fiordalisa a sorridere.
La fanciulla, del resto, non si annoiava punto di stare in quel modo,
per cinque o sei ore al giorno, seduta davanti a Spinello. Da
principio arrossiva, vedendosi guardare con tanta attenzione, e via,
diciamo le cose come stanno, anche con tanto desiderio. Ma la
consuetudine aveva portati i suoi frutti. Non era necessario che
Spinello la guardasse a quel modo? Si sa, un ritratto non un'impresa
da nulla; complesso di linee, impasto di colori, luci ed ombre
collocate al loro posto, non sono cose che si possano improvvisare;
necessario tener conto di tutto, e perci bisogna vedere, notare
diligentemente ogni cosa, spesso anche tornarci su cinque o sei volte.
E quando le sei non bastano, Dio buono, ci vuol pazienza, arrivare
anche alle dodici.
Inoltre, ci sono di certe minuzie, che vogliono esse sole un tempo
assai lungo, e perfino un'intiera seduta; specie se il pittore
diligente e se ha la consuetudine di rimanere incantato davanti alla
bellezza.
Pure, con tanta diligenza, con tanto desiderio di far bene, non
riescire che ad un'opera mediocre, era doloroso, e il povero Spinello
ne aveva un profondo rammarico.
--Ci dev'essere una mala!--diceva egli a mastro Jacopo, che si
sforzava di consolarlo.--O sulla tavola, o nei pennelli, o nella mia
mano, o in qualche altra parte di me, ci dev'esser una malia. Vedete,
maestro? Non mi vien fatto di cogliere certi piccoli rapporti tra
l'ovale del mento e il tondo della guancia. Infatti, qui sbagliato
il contorno; non c' che dire, sbagliato. L'ho gi rifatto una
ventina di volte. Quell'altra piegolina impercettibile tra il naso e
la guancia! Non l'ho mica saputa indovinare. E l'espressione
dell'occhio, Dio buono! E la bocca! Vedete come mi riesce stentata.
--Gi, vorresti che parlasse;--not mastro Jacopo.
--Almeno che ci avesse un po' di moto;--rispose Spinello.--Qui m'
venuta dura, che una pena a vederla.
--Ragazzo mio, te l'ho gi detto, ti tormenti per trovar l'ottimo, e
il buono ti sfugge. Daresti tu ragione a Parri della Quercia?
--A Parri! Che c'entra Parri, nel mio ritratto?
--S,--ripigli mastro Jacopo,--rammento una disputa curiosa che
avvenuta tra i miei riveriti scolari. Parri della Quercia sosteneva
che il ritratto della mia figliuola era un'impresa difficile, anzi
addirittura impossibile, perch Fiordalisa ci ha un'aria mutevole.
Intendeva dire che il suo viso muta aspetto ed espressione ad ogni
tratto. E Tuccio di Credi, quell'altro sapientone, soggiungeva che il
guaio era tutto nelle parti mobili del viso. Secondo lui, le parti
mobili del viso sono gli occhi e le labbra.
--Eh,--disse Spinello,--potrebbe aver ragione Tuccio di Credi.
--Un altro che perde la testa!--esclam mastro Jacopo.--Forse non li
abbiamo tutti, quanti siamo, gli occhi e le labbra? E in che dovrebbe
esser difficile di indovinare le parti mobili di un volto, e facile di
indovinar quelle di un altro?
--Scusate, maestro, ma mi pare d'intenderlo;--replic Spinello.--Per
cogliere la somiglianza d'un volto, ho il pi delle volte un aiuto
nelle fattezze risentite, nelle prominenze pi forti, nella barba,
secondo che piantata, nelle basette che nascondono il labbro, e via
discorrendo. Un volto di donna pi difficile a ritrarre, e tanto pi
difficile quanto pi s'ingentiliscono i lineamenti, quanto pi son
delicati i trapassi da una parte ad un'altra. E allora, se voi
aggiungete che gli occhi e le labbra, che sono tanta parte del viso,
mutano spesso di espressione....
--Vedete che sciocco son io!--grid mastro Jacopo, interrompendo la
cicalata del suo discepolo.--Non credo alle alchimie di Tuccio e di
Parri, e le tiro in ballo, io, per appiccicare a Spinello la malattia
de' suoi compagni. I quali, in fede mia, non sanno nulla di nulla e
parlano a vanvera da quei gaglioffi che sono. Perch, vedi, ragazzo
mio, l'arte si guaster, quando verranno fuori i chiappanuvoli con le
loro dottrine. Ti dico che la quistione di lavorare e non d'altro,
di lavorar sempre e di lasciare che i fannulloni cantino. Copiare e
immaginare, immaginare e copiare, ecco il punto. Una cosa non ti vien
fatta alla bella prima? Si prova da capo; verr alla seconda volta, o
alla terza. Non verr neanche alla dodicesima? Pazienza; sar per la
ventiquattresima. Ritieni in mente questo, che manda a rotoli tutte le
dottrine dei fuggifatica; sempre un errore di veduta, quello che
guasta il lavoro e ti fa perdere il tempo nelle rabberciature. Che ti
serve ritornare col pennello su questa parte e su quella, se il
disegno squilibrato da bel principio? Rifai di sana pianta, e sar
molto meglio.--
16:20
Scritto da: causaco
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02/05/2010
La fanciulla
La fanciulla arross e chin gli occhi a terra.
--Che idea!--diss'ella poscia, con aria di confusione, ma non senza un
po' di malizietta femminile.--Dovendo guardarmi tanto, finirete col
trovarmi brutta.
--Volete dire che non mi riescir di farvi bellissima come
siete?--disse di rimando Spinello.--Pur troppo sar cos. La natura,
gelosa dell'opera sua, non vorr mica lasciarsi agguagliare da me!--
La fanciulla sorrise; e Spinello vedendo schiudersi quelle umide
labbra coralline, perdette la testa senz'altro.
--Angiola!--le bisbigli, avvicinandosi in atteggiamento
d'umilt.--Perdonatemi in anticipazione. Si fa per contentare il
babbo.--
Cos dicendo, os (egli che non osava mai) prendere una bella mano,
che gli fu amorevolmente concessa, e l'accost alle sue labbra.
Baciava la mano, non potendo baciare quello spiraglio del paradiso,
che v'ho accennato poc'anzi. Ma che cosa sarebbe stato di lui, se lo
avesse potuto? Solo a baciar quella mano, parve che una scintilla
elettrica lo avesse subitamente investito, perch trem tutto, dal
capo alle piante.
Il giorno dopo, per obbedire al comando di mastro Jacopo, egli era
seduto davanti al cavalletto, con la sua tavola preparata a ricevere i
contorni di quella stupenda figura. Confuso, trepidante, incominci a
descrivere i primi segni col lapis rosso di Lamagna. Ma la prova non
parve contentarlo, poich subito cancell quello che aveva fatto, e
torn a segnare, per cancellare da capo. Nove o dieci volte rifece la
stessa fatica, sudando freddo, come un povero principiante, a cui si
domandi alcun che di superiore alle sue forze. Quante volte fu
assalito dalla disperazione! Quante volte s'augur di aver da fare,
non uno, ma dieci Miracoli di San Donato, e con l'obbligo per giunta
di farsi dir bravo da tutti gl'invidiosi dell'arte! Anzi, per dirvi
tutto, il povero Spinello si sarebbe adattato perfino ad essere nei
panni del santo, e a doverlo uccidere lui, il serpente, con una
benedizione, anche a risico di esser divorato dal mostro, se la
benedizione non gli fosse riescita efficace.
Immaginate le difficolt che gli si paravano davanti agli occhi,
pensando che la bellezza, nella figura umana, non un composto di
linee geometriche. Con la geometria fate una donna brutta, o mediocre;
ma una bella figura un tal complesso di curve, di prominenze, di
sottosquadri, di delicatezze, che non si possono copiare con
esattezza, ma si debbono indovinare, esprimere di primo achito, nella
stessa fusione e con quella medesima felicit di trapassi in cui si
incarnato il disegno della natura. E prima di tutto, il contorno della
testa di madonna Fiordalisa offriva allo sguardo una linea cos soave,
un molleggiamento cos indistinto tra il fondo e l'ovale, che era gi
un'impresa sommamente difficile a coglierlo con sicurezza. Inoltre,
bisognava pensare che la tavola era una superficie piana, e il
contorno della figura desumeva le sue apparenze dal digradare delle
estremit, dallo sfuggir delle curve, dal lumeggiarsi delle parti in
rilievo. Spinello pens che l'ottenere un contorno perfetto fosse
quistione di luci e d'ombre, che s'avessero a mettere col pennello pi
tardi, e si rassegn ad accettare una linea, che pure non finiva di
contentarlo.
Mentre egli cerca di cogliere una somiglianza che gli sfugge, vediamo
di dipingere anche noi il volto di madonna Fiordalisa. Ne verr un
pasticcio, suppergi, come quello del povero pittore innamorato; ma
non importa. Nelle cose difficili, l'aver tentato gi molto.
Il contorno della figura lo avete veduto. Immaginate ora la fronte,
breve, ma pura ne' suoi timidi rilievi, ombreggiata dai riccioli dei
capegli castagni, traenti al bruno, e fatti parer quasi neri dal
contrasto della carnagione bianca di latte, d'onde trasparivano
gentili velature di rosa e di azzurro. Gli occhi non erano grandi ma
conferiva loro un aspetto di nobile ampiezza sotto l'arco sottile e
spiccato delle sopracciglia, sotto cui si disegnavano leggermente
infossate le palpebre. Dalle ciglia lunghe e fitte aveva spicco il
bianco delle pupille, un bianco perlato e vivido, che faceva parer
nero un occhio castagno dai riflessi dorati. Le guancie tondeggiavano,
senza troppo rigoglio; il naso era fine e diritto; breve lo spazio tra
le nari elegantemente modellate e le labbra sottili, che non erano gi
fatte a festoncini come le ha dipinte o scolpite un'arte altrettanto
falsa quanto leziosa, ma semplicemente rigirate in una delicatissima
curva; labbra di corallo tenero, facili al sorriso, che increspandole
un tratto, lasciava scorgere due file di perle rilucenti. Divina
bocca, nido d'amore, e veramente spiraglio di paradiso, come sembrava
a Spinello!
Tralascio molti altri particolari e vi dico alla svelta che madonna
Fiordalisa era una piccola perfezione. Un non so che di virgineo,
d'infantile, di fresco, traluceva, traspariva da quei soavissimi
contorni. Si pensava, vedendo lei, ad Eva appena nata, a Venere
uscente dalle spume del mare, e insieme a quei frutti saporiti, giunti
a maturit sul ramo natio, sui quali ama fermarsi la rugiada in
impercettibili gocce, e che (Dio mi perdoni, se ardisco dir tutto)
invitano il riguardante ai morsi, mentre gli fanno correre l'acquolina
alla bocca.
E Spinello doveva dipingere! Povero Spinello! Incomincio anch'io a
capire come andasse che non indovinava i contorni, e che al terzo
giorno di lavoro fosse ancora l, impacciato con le tinte, che non gli
rendevano mai il tono giusto.
Il degno mastro Jacopo, togliendosi un'ora prima dell'usato dai suoi
lavori in Duomo, andava a vedere come procedesse il ritratto, e stava
l, dietro a Spinello, guardando la sua bella figliuola e le
pennellate che il suo prediletto discepolo veniva gettando nel quadro.
--Ah, padre mio!--diceva Spinello, sospirando.--Non va, pur troppo,
non va.
--Tira via, ragazzo incontentabile,--brontolava allora il maestro.--Lo
so anch'io che non va, se tu vuoi ad ogni costo la perfezione, che non
di questo mondo. Vedi? Ti riesce tormentato, per la smania di notare
ogni nonnulla.
--O non bisogna render ragione di tutto?--chiedeva Spinello.--Non
debbo io far risaltare quell'impasto di rosa e di azzurro che si vede
nella carnagione, attraverso il bianco ed il giallo?
--Sicuro, ed anche l'arancione e il violetto, il gridellino e il
pavonazzo;--rispondeva mastro Jacopo, ghignando,--Ti consiglio di
metterceli tutti. Se non sar il ritratto di Fiordalisa, sar il
ritratto dell'arcobaleno.--
Persuaso dalla celia del maestro assai pi che da ogni ragionato
parere, Spinello si faceva a cambiare, ma sempre in peggio. Il guaio
era questo, che i contorni della figura, quantunque rifatti una
dozzina di volte, non lo contentavano affatto; ed egli, mettendo gi i
colori, pensava sempre a quel difetto originale dell'opera. Ma dove
era, dove si nascondeva, il difetto? Impossibile rintracciarlo. Le
proporzioni delle parti c'erano tutte; ma la linea mancava, la linea
misteriosa che le collega e le fonde nel complesso armonico della
verit. Indovinate la linea, ecco il gran punto. Vedete quanti pittori
ci si son beccati il cervello, e non ci sono riesciti! Checch ne
dicano i moderni, a gran pezza pi facile diventar coloristi, che
afferrare la linea. So bene che si mette in campo la fotografia, la
camera lucida e la camera oscura, aiuti potentissimi a trovare ci che
l'occhio non pu dar sempre all'artista. Ma forse che il sole non
inganna anche lui? La differenza di piano tra due parti, anco
vicinissime, della cosa veduta, produce un errore da nulla, il quale
s'ingrandisce a mano a mano nel giungere fino a voi, e vi guasta
l'euritmia del modello; di guisa che la linea, la misteriosa linea del
vero, non vi data neanche dai fedeli riflessi delle camere oscure,
lucide, ottiche, nere, e via discorrendo.
12:08
Scritto da: causaco
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01/04/2010
E dopo avere, in questo modo
Oh, qui vi una reminiscenza di qualche cosa che non lubrico: vi
la parola che Amleto rivolge alla sua donna, vi la parola di Amleto
che castiga i costumi, che rievoca il concetto alto della femminilit
che non si veste di questi abiti, che non si arma di questi
allettamenti, che non cerca questi piaceri; e dopo che un uomo vi fa
nello stesso suo libro, anche a questo punto, una requisitoria e
condanna questi sentimenti che egli presenta al lettore col bollo e
col crisma della sua maledizione e del suo biasimo, voi sentite ancora
il bisogno di venire a domandare per lui dei mesi di reclusione?
E dopo avere, in questo modo e per questa via, presentato ad ogni
punto il contravveleno a quello che potrebbe essere il veleno del suo
discorso, e dopo avere avuto cura di ripetere in parola ci che era
gi nel fatto, perch i sentimenti che l'autore esprime sono gli
stessi sentimenti che sorgono nell'animo del lettore alla lettura
degli episodii senza bisogno di commenti... dopo aver fatto questo,
egli, ad una certa ora, ad un certo punto del suo romanzo, dice
qualche cosa che voi non potete trascurare: qualche cosa che non dice
Gabriele d'Annunzio dopo aver tracciato i suo idillii incestuosi, che
non ricorda Gabriele D'Annunzio dopo aver presentato i suoi aviatori
nell'abbracciamento da me riferito, qualche cosa che suona come alta e
nobile rivendicazione degli ideali della moralit dell'arte:
Una sera, subitamente, mi domandai:--V' forse bisogno di gnomi che
corrano sul mio petto, come marinai su una tolda, per sollevare le mie
braccia? E c' forse un capitano, sul cassero della mia fronte, per
aprire i miei occhi come due bussole?--A queste due domande, il mio
spirito infallibile ha risposto: No!--Ed io ne ho concluso che
possibile procreare dalla propria carne, senza il concorso della
donna, un gigante immortale dalle ali infallibili! (_Applausi
fragorosi_).
Qui l'epilogo, la rappresentazione sintetica degli intendimenti
dell'autore. Non occorre, non occorre a Marinetti, per esempio,
onorevole rappresentante dell'accusa, fare come gi fece un poeta
accusato dai critici (meno male, anzich dal Pubblico Ministero) un
poeta il quale aveva scritto cose molto simili a quelle che sono ora
rinfacciate al Marinetti, ma molte cose che erano presentate in modo
attraente, molto allettatore, e in quel libro non vi era del dualismo
tra il protagonista che agisce in un modo e l'autore il quale
stigmatizza... non occorre al Marinetti avvertire il pubblico che egli
e resta--chiuso il libro--un buon padre di famiglia, un uomo di
incorrotti costumi.
No, Marinetti non ha bisogno di polemiche dichiarative, perch il suo
libro l'espressione dei suoi sentimenti e ripugna dalle scene, che
voi chiamate oscene, dei suoi protagonisti. Egli dice che l'amore del
fratello la morale pi possente del suo animo e delle sue azioni,
che il ricordo della sua madre quanto lo sostiene nelle difficolt
della vita, che il pensiero del figlio la sua speranza e la sua
fede. Ed egli dice ci nel suo libro e non ha bisogno di ricorrere ad
un supplemento per spiegare il suo ideale di moralit, il suo ideale
di arte: e voi di tutto questo non gli tenete conto e domandate per
lui quattro mesi di reclusione!
Onorevole rappresentante della pubblica accusa, quand'anche il diritto
positivo non facesse a pugni con la pedanteria delle parole della
vostra conclusione, solo per l'esame breve e rapido che ho fatto del
materiale di questo libro voi dovreste, signori del Tribunale,
dichiarare che esso incensurato e incensurabile. (_Applausi_).
Domando ora cinque minuti di riposo, se mi si consentono, perch ho
abusato un po' della vostra pazienza e della mia voce, per continuare
in questo mio esame.
_L'On. Barzilai riprende quindi cos:_
Credo di avere dimostrato che la legge non tutela la innocenza delle
ragazze.
Ferdinando Martini diceva che era ora che queste ragazze prendessero
marito, non venissero a mendicare la tutela del codice per ci che il
legislatore non ha creduto fosse nel suo mbito, e credo anche nei
riguardi dei maggiorenni, che sono soltanto oggetto delle nostre
indagini, il libro _Mafarka_ di Marinetti si presenti come di nessun
danno. Ma anzi ove si ammetta nella pedagogia, la utilit di una forma
di educazione a base di sferzate, a base di revulsivi potenti, pu
anche darsi che questo libro possa stare in quella biblioteca
scolastica educativa nella quale ho trovato un'ora fa il libro di
Paolo Mantegazza. E allora dell'arte di questo signore e del suo
futurismo si pu dire quello che si vuole e che piace meglio.
Il futurismo c'entra in parte dei capi di imputazione perch il
protagonista appartiene a questa scuola, non c'entrerebbe per tutto il
complesso dei programmi che furono pubblicati e propagandati nei
giornali e nei teatri. lecito essere sinceri anche a questo
riguardo.
Noi certamente non pensiamo, egregio Marinetti, di distruggere le
biblioteche e i musei, e non soltanto perch questo nuoce al movimento
dei forestieri. Crediamo che il presente sia figlio legittimo del
passato; che la nostra psicologia quella che sia perch ha al
disopra la storia che questo tentativo di svellere dal nostro animo il
passato, distruggendolo nelle gallerie, nelle biblioteche, sia un
tentativo che non risponde interamente ad una retta indagine
dell'animo umano.
Si tratta, bene inteso, di incend verbali, di distruzioni letterarie,
ma anche sotto questo rispetto, all'arte di Marinetti io dico: andiamo
adagio, perch vero che si dicono beati i paesi senza storia, ma
anche vero che qualche volta una parte delle nostre energie viene
dai nostri ricordi, una parte delle nostre iniziative viene dalle
nostre memorie, una parte della nostra forza di volont viene
dall'esempio. Ora, quando voi distruggete tutto questo, forse voi
lasciereste i destini della patria in mano di una generazione la quale
non so se riuscirebbe a far meglio di quella che passata.
Io anche nei giorni passati ho visto dei giovani insorgere contro il
pensiero di tutto ci che rappresenta una incomodit: contro il
duello, contro la guerra, contro lo sport, contro tutto quello che
rappresenta uno sforzo ed un ardimento.
Ora noi siamo qualche volta in caso di rispondere a queste suadenti
parole le quali invitano alla comodit e invitano alla distruzione
dell'energia appunto in vista di un passato che noi possiamo
rievocare. Ma certo nei concetti che il Marinetti trasfonde al suo
protagonista vi ancora una parte di giusto e di vero. Ed per
questo che noi, noi che dalle memorie e dai ricordi dobbiamo e
possiamo trarre qualche cosa, assai spesso ci trasformiamo in uomini
di contemplazione, in uomini i quali, paghi di avere un passato, lieti
di avere degli avi, orgogliosi di avere una nobilt o una fortuna
dagli avi ereditate, non pensano a conquistarsela, non pensano, come
il protagonista della leggenda medioevale, a farsi uno stemma, a farsi
una gloria, a fare qualche cosa che non sia retaggio dei padri, ma il
risultato dello sforzo dell'intelletto, dello spirito di sacrificio.
Quindi nella esagerazione rivolta precisamente come essi dicono a far
colpo, a fare impressione, a creare uno stato d'animo, un movimento di
pensiero che sia auspice di una rivoluzione, certo che c' una grande
parte di vero. (_Bene! Applausi fragorosi_).
Ma anche se tutto falso, tutto ci non ci interessa, e poich ho
finito la prima parte del mio discorso con le parole di un poeta che
ha avuto molte accuse e molti attacchi, e io che ho chiuso la prima
parte del mio discorso rievocando quei versi, potrei adesso,
avviandomi per il sentiero assai meno dilettoso di una pi diretta
interpretazione giuridica, dire al Marinetti che egli ha il diritto di
dire come quel poeta:
No, sgualdrina non perch ricusa
le comode bugie dell'ideale...
No, sgualdrina non la nostra musa...
Sgualdrina non la musa di Marinetti. L'intento suo non quello di
trarre fuori dai veli dell'ignoranza i giovinetti, di trarre fuori dal
buono e sano gli adulti.
La sua arte pu anche, con sentenza di giudici che non siete voi,
condannarsi, ma senza rievocare altri tempi, altri processi, altri
giudici, altre sentenze che noi credevamo separati da noi da secoli di
civilt e di progresso; la condanna della sua morale e delle sue
idealit di arte, da giudici italiani come voi siete, in Milano, oggi,
non pu essere pronunziata.
E non lo sar anche perch voi se foste, ci che non siete, attaccati
al passato cos come non vuole Marinetti, se foste attaccati pi che
ai ricordi e alle memorie, ai pregiudizii di un passato ora morto, voi
avreste, per arrivare laddove vi vorrebbe trarre il rappresentante
della legge, da superare altri ostacoli.
Non si passa, perch la legge lo impedisce, dunque perch manca, ed
gi qualche cosa, il materiale del reato.
Ma ci fosse, avessero i brani di questo volume la capacit che loro
attribuisce il Pubblico Ministero, di ledere il pudore: allora noi
abbiamo l'obbligo di vedere la nostra legge positiva, abbiamo
l'obbligo finalmente, dopo aver cercato di leggere male dei poeti e
dei romanzieri, di leggere anche questo grande scrittore, il quale nel
suo libro ha certamente messo tutto quanto si agita di bene e di male
nella vita sociale, di leggere, dico, gli articoli del codice.
Dunque il codice vuole questo: che per essere colpevoli del reato
imputato a Marinetti, si offenda il pudore con scritti, con scritture,
disegni, o altri oggetti osceni sotto qualunque forma distribuiti o
esposti al pubblico od offerti in vendita.
Due questioni, sostanzialmente, io vi propongo, signori del Tribunale.
La prima: che da ricercarsi in questo reato un dolo particolare;
cio che occorre dimostrare non solo la coscienza di esporre, di
offrire, di distribuire, di vendere un oggetto osceno, ma occorre
anche la volont di offendere il pudore pubblico. Il Pubblico
Ministero lo ha negato, ma forse si ricreder. Forse si ricreder
perch io non gli dir parole mie assai povere e che non potrebbero
giungere certo a mutare il suo convincimento, ma dir parole di uomini
che stanno nella sua classe, di uomini che hanno cooperato largamente
alla nostra legislazione penale e che lo faranno facilmente convinto.
Se poi egli alla convinzione far seguire la confessione, non so.
Egli ha citato ieri un articolo dal codice penale; ha fatto un
confronto che, mi perdoni, non era del caso, ed egli stesso
probabilmente non insister per dimostrare che pel reato di offesa al
pudore non occorre la volont della offesa. Ora vi un reato per la
perfezione del quale il legale non ha rilevato sufficientemente la
coscienza dell'offesa.
C' l'articolo 393 del codice penale, che ha sancito il reato di
diffamazione. Ora quando il legislatore ha voluto che basti la
coscienza di scrivere cose ingiuriose o diffamatorie perch si debba
rispondere di diffamazione, ha usato una frase speciale. Non ha detto
chiunque offende, ma ha detto: chiunque attribuisce a una persona
un fatto determinato tale da esporlo al pubblico disprezzo, cio,
purtroppo, dico (e la buona giurisprudenza ha gi, precorrendo ci che
far fra non molto la legislazione, reagito contro questo concetto),
purtroppo quando il legislatore ha voluto stabilire che basta la
coscienza di dedurre la circostanza oltraggiosa e ingiuriosa l'ha
obbiettivato cos dicendo: cosa tale. Allora lei mi cerchi un po' se
in questo articolo si dica chiunque offenda il pudore con scritture
_tali_ da ottenere questo risultato. Nemmeno per sogno.
E allora? E allora dobbiamo evidentemente ritenere, gi per questo
primo esame comparativo, che il legislatore ha voluto precisamente
indagare la intenzione di colui che commette il delitto. (_Applausi_).
E badi, sa, non dica di no, perch solo cos, solo interpretando
l'articolo di legge con la necessit dell'indagine dell'intenzione, si
pu liberare lei dalla contraddizione di cui l'avvocato Cappa le ha
parlato. Soltanto pi esattamente stabilendo la ricerca
dell'intenzione si pu ammettere senza scandalo che vi sono libri
processati e libri non processati perch il magistrato precisamente
non dovr fermarsi alla materialit, se non messa al servizio di una
intenzione oltraggiosa del pubblico costume. Perch altrimenti sarebbe
ben ridicolo che il Marinetti fosse come quel tale poeta il solo
corrotto del suo tempo e del nostro paese e che soltanto contro di
lui, contro questo untorello che vorrebbe da solo spiantare Milano, si
dovessero scagliare i fulmini. Ella pu volerlo, lo vuole su quel
banco, solo perch crede che abbia avuto l'intenzione di offendere il
pudore; ed ella solo cos pu volere, perch altrimenti stabilirebbe
una sperequazione di giustizia assolutamente pi scandalosa di un
articolo o di un romanzo di questo genere.
Ma lo dico io, lo dice il codice implicitamente. Ho ansia di finir
presto e capisco la insofferenza dei signori del Tribunale per le
lunghe letture, ma mi basta che mi sia Concesso di leggere quattro
parole che sono appunto, se riesco a trovarle, della relazione
ministeriale, che accompagnata dal progetto di legge.
Vi nel codice penale un articolo dove si punisce come
contravvenzione la esposizione in pubblico di disegni, l'emissione dei
canti osceni, ecc. Ora il legislatore, ministro proponente Zanardelli,
diceva cos nella relazione: La rubrica del capitolo modificata (si
parla della contravvenzione) eliminava la parola _offese_, perch
quantunque il testo dell'art. 490 usi la parola _offende_ non si
supponga per avventura nella contravvenzione richiesto quell'elemento
intenzionale che proprio invece nell'altro reato punito in altri
articoli.
Ora io non so, quando in un codice ci sono due articoli che dicono
cos, come si possa col dovuto rispetto per le opinioni di tutti,
parlare di non necessit di intenzione nel reato di cui ci occupiamo.
Ma c' un'altra cosa molto pi tipica, nella relazione ministeriale,
ed la conclusione dell'articolo. Infatti il relatore ad un certo
punto dice:
Taluno aveva proposto di escludere con apposita dichiarazione
dall'articolo 339 il caso di disegni fatti a scopo di studio. Venne in
proposito osservato che il delitto contemplato presupponendo
l'elemento doloso, escludendosi il dolo cessa la punibilit e non
c'era bisogno di eccezioni specifiche.
Cio, in poche parole, ha dubitato la commissione: voi andate a punire
anche un trattato di ostetricia. E il legislatore dice di no. Perch
va bene che l'ostetrico ha la coscienza di pubblicare certi disegni,
certe cose che possono offendere il pudore, ma dal momento che voi
magistrato dovete vedere se lo ha fatto per educare la gente o per
demoralizzarla, potrete perfettamente escluderlo da ogni
responsabilit senza una casistica che turba e che pu ingenerare
equivoci.
Ed io non vi leggo altro, per quanto veramente vi siano delle pagine
meravigliose per semplicit e lucidezza. E per stabilire la necessit
del dolo specifico io voglio fare un esempio al Pubblico Ministero,
che forse potr essere di qualche significato.
16:07
Scritto da: causaco
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